Iva sul pellet aumentata al 22%

Non è bastata la bocciatura alla Camera per fermare la proposta di aumento dell’Iva sul pellet: il Governo Renzi è tornato infatti alla carica, riportando l’emendamento in aula al Senato, dove è stato votato in questi giorni il Decreto Stabilità per il 2015, ora in attesa della definitiva entrata in vigore.

L’aumento dell’Iva sul pellet, che passerà dal 10 al 22%, ci sarà dunque, e andrà a colpire oltre 2 milioni di famiglie italiane, incidendo sul loro bilancio, già aggravato dagli annunciati rincari sulle bollette dell’acqua e dall’obbligo di termoregolazione, fra gli altri.
La manovra, che rimpinguerà le casse dello Stato di quasi 100 milioni di euro, andrà invece a prelevare dai risparmi delle numerose famiglie italiane che utilizzano questo combustibile naturale circa 50 euro a famiglia.

Le più colpite saranno soprattutto le popolazioni di montagna che, per ovvie ragioni climatiche, fabbisognano di maggiore calore per il riscaldamento e la produzione di acqua calda sanitaria. Più in generale, comunque, il caro-pellet andrà ad incidere sul consumatore finale, sia esso l’utente domestico, il titolare di una piccola azienda, oppure i lavoratori occupati in tale settore produttivo, e sul mercato, causando naturalmente una contrazione nei consumi di questa risorsa.

Il pellet infatti è un combustibile naturale ricavato dal legno, che sostituisce ad esempio nelle stufe di ultima generazione: la segatura dei pesanti ceppi in legno viene fatta prima essiccare e poi compressa in piccoli cilindri di pochi millimetri, dall’elevato potere calorifico e completamente ecologico.

I rendimenti delle stufe a pellet superano già il 90%, percentuale che sale al 93% quando questo eco-combustibile sostituisce gpl, gasolio o metano nelle tradizionali caldaie.

L’Italia è il primo Paese europeo per consumo e diffusione di pellet, oltre che per personale impiegato in tale settore produttivo. Non solo, sembra infatti che tale tecnologia si stia diffondendo sempre più anche agli altri paesi europei, tanto che autorevoli studi di settore prevedono un boom per questa risorsa a livello mondiale: entro il 2030, l’energia da biomassa potrebbe raggiungere quota 60% nel mix delle rinnovabili e coprire 1/5 del fabbisogno energetico mondiale.

L’interesse, non solo italiano, come dimostra una recente indagine di Arpa Umbria e la scelta di Enel Green Power di realizzare proprio in Toscana il primo impianto geotermico al mondo alimentato a biomassa, ma globale verso l’impiego di tale fonte di energia si deve ai consumi energetici ridotti che è in grado di garantire, al maggiore risparmio economico che consente di ottenere e alle basse emissioni di gas serra che produce, le quali la collocano perfettamente in linea con forme di incentivazione statale e gli obiettivi europei al 2020.

Inoltre, le biomasse sono utilizzate come fonte di alimentazione energetica anche nei servizi di teleriscaldamento, che, come riportato da una recente indagine di Legambiente, servono circa 3 milioni di utenti in Italia e sono destinati ad espandersi enormemente in futuro, nonostante l’attuale caos legislativo che domina il settore.

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