Il Governo ripensi all’aumento dell’Iva sul pellet

L’aumento dell’Iva sul pellet continua a far discutere. Da subito le associazioni dei consumatori hanno denunciato che la misura introdotta dalla legge di Stabilità dal primo gennaio di quest’anno – l’Iva passa al 22% – porta a un aggravio di spesa per le famiglie, quantificato in cifre diverse ma comunque fonte di maggiori spese per tutti coloro che hanno investito in questa forma di riscaldamento. L’Unione Nazionale Consumatori ha ribadito oggi il proprio dissenso nei confronti del provvedimento: il Governo, afferma l’associazione, deve tornare sui suoi passi.


“L’aumento dell’Iva sui pellet è davvero incomprensibile e dopo che anche il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha ammesso che si è trattato di un errore, ci auguriamo che alle parole seguano immediatamente i fatti“, dice Pieraldo Isolani, Responsabile del settore Energia dell’Unione Nazionale Consumatori in merito all’aumento dal 10 al 22% dell’Iva sui pellet, in vigore dal primo gennaio.
“Non appena la notizia dell’aumento è iniziata a circolare – aggiunge Isolani-  abbiamo espresso il nostro disaccordo per una tassa che non fa altro che peggiorare la condizione delle famiglie in difficoltà: in Italia, infatti, sono oltre 2 milioni le famiglie che utilizzano i pellet come combustibile per il riscaldamento proprio perché il loro costo, a parità di potere calorico, è inferiore di circa il 25% a quello del gas metano. Invece, se l’aumento non sarà corretto, porterà un aggravio di spesa per il riscaldamento di circa 250/400 euro all’anno, che renderà meno conveniente l’installazione di nuove termostufe a pellet“.

Il provvedimento è da correggere perché, spiega ancora l’associazione, è contro i cittadini meno abbienti che risiedono in aree marginali, ai quali aumenta il costo del riscaldamento. Inoltre rappresenta un danno all’ambiente perché “scoraggia l’utilizzo di un combustibile ecologico e rinnovabile (poiché la quantità di CO2 emessa durante la combustione è la stessa che le piante avevano accumulato durante la loro crescita) ed è contro l’occupazione, perché ostacola lo sviluppo delle imprese produttrici di termostufe, di cui il nostro Paese possiede una filiera industriale assai importante e competitiva.”

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