La produzione del pellet
Sul mercato esistono diverse tipologie di macchine per la produzione di pellet che utilizzano tecniche differenti nella produzione di pellet; inoltre il processo di pellettizzazione viene notevolmente influenzato dalla caratterizzazione del materiale di partenza, sia per quanto riguarda la natura del materiale o dei materiali (qualora si tratti di miscugli o miscele) impiegati, sia per quanto concerne le condizioni fisiche in cui si trova lo stesso materiale al momento della sua lavorazione (contenuto di umidità); in tali caratteristiche un gioco di fondamentale importanza è svolto dall’umidità del materiale.
Il processo di produzione di pellet può prevedere l’ausilio, o meno, di additivi che facilitino il legame tra le particelle del materiale; questo perché i materiali presentano un’attitudine a “legarsi” tra loro differente secondo la tipologia delle particelle; l’additivo più comunemente usato è l’amido che ha la caratteristica di riuscire ad aggregare le particelle di segatura tra di loro ed al contempo non rilascia residui “nocivi” nel prodotto finale.
La pellettizzatrice consta essenzialmente di una tramoggia dalla quale la polvere cade sia per gravità sia spinta da coclee, all’interno di un cilindro, che porta una moltitudine di fori in senso radiale, chiamato trafila. L’azione di un cilindro interno rotante nello stesso senso della trafila e a piccolissima distanza da essa, consente di spingere il materiale all’interno dei fori, e di operare una notevole pressione, favorita dall’atrito che ne deriva, in grado di si sviluppare un notevole calore che disidrata il materiale e rende possibile i fenomeni di bachelizzazione
